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lunedì, Aprile 19, 2021

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il professore di economia bocconiano Francesco Giavazzi

Inviterei i fautori del sì all’esecutivo Draghi ad andarsi a leggere gli articoli del neo nominato consigliere economico del governo, il professore di economia bocconiano Francesco Giavazzi. Lo so che sarà inutile rimarcarlo ma Giavazzi è un estimatore del Job act renziano, ha lavorato per il Fondo Monetario Internazionale, ed era al ministero del tesoro come responsabile della gestione delle privatizzazioni dal 92 al 94. Fu in questo periodo che le Assicurazioni Generali acquistarono INA. Le stesse Assicurazioni Generali che controllano BG Selection, sicav (società per azioni) lussemburghese di cui Salvini possiede 1.112 quote azionarie. Vi chiederete cosa sia la BG Selection con sede in Lussemburgo di cui il sovranista Salvini possiede quote azionarie, controllata dal gruppo Generali, lo stesso gruppo che grazie a Giavazzi ha acquistato un bene dello stato come l’INA tra il 92 e il 94? Direttamente dal sito della società:
“BG Selection non è solo una sicav lussemburghese che investe in strumenti finanziari, ma un innovativo “sistema di fondi di fondi”, selezionati appositamente per te da nostri professionisti, che combina le capacità gestionali delle più prestigiose case di investimento internazionali su specifici mercati e l’esperienza dei nostri gestori”.
Fondi di fondi? Come dire abbiamo toccato il fondo del fondo.
Dimenticavo, Giavazzi ha collaborato alla revisione della spesa pubblica (Spending review) nel governo Monti.
Sul Movimento il nostro ingegnere economista bocconiano dichiara in un articolo del 29 giugno 2015 intitolato “ci sono altri Tsipras in Europa?”:
“Fra il 1995 e il 2009, l’anno prima dell’inizio della crisi, il reddito pro capite medio dei cittadini greci è salito dal 47 al 71 per cento di quello dei cittadini tedeschi. Un avvicinamento straordinario, in realtà reso possibile da una altrettanto straordinaria accumulazione di debito, non molto diversa dall’esperienza italiana degli anni 80 (fortunatamente meno drammatica), che infatti finì con la crisi del 1992. Fra il 2010 ed oggi il rapporto fra i due redditi pro capite è tornato al livello del 1995: una caduta molto dolorosa, che si era vista solo durante la Grande Depressione degli anni Trenta, tuttavia inevitabile perché la ricchezza non la si conquista indebitandosi. Questo arretramento non è dovuto, come alcuni – ad esempio Grillo – sostengono, al peso degli interessi che in questi anni la Grecia è stata costretta a pagare sui suoi debiti. Come mostrano Ken Rogoff e Jeremy Bulow, dal 2010 al 2014 la Grecia ha continuato a ricevere dai Paesi europei, dalla Bce e dal Fondo monetario, un flusso netto positivo di aiuti, cioè più denaro di quanto dovesse pagarne in interessi sul suo debito estero. Solo quest’anno, dopo che Tsipras ha arrestato il pur timido processo di riforme, il flusso netto è diventato negativo. E con esso la crescita. Se i primi anni dell’aggiustamento sono stati particolarmente dolorosi – come lo sono in ogni famiglia che dopo un periodo di spese un po’ folli debba riabituarsi a non fare acquisti che eccedano il suo reddito – nel 2014 la Grecia aveva ricominciato, anche se lievemente, a crescere (+0,6 per cento). Quest’anno grazie alla cura Tsipras è tornata in recessione. Una domanda si ponevano ieri gli investitori, soprattutto i non europei. Ci sono altri Tsipras nei Paesi dell’euro? Lo sguardo va a due partiti che da tempo applaudono le politiche greche: Grillo in Italia e Podemos in Spagna, entrambi reduci da significativi risultati elettorali (i sindaci di Madrid e Barcellona sono stati eletti il mese scorso con i voti di Podemos). Da questa mattina il costo del nostro debito pubblico dipende da quanto credibile è l’impegno del governo ad attuare, dopo il Jobs act e con la medesima determinazione, quelle riforme senza le quali non ci può essere né crescita né occupazione. E senza le quali il Movimento 5 Stelle può solo rafforzarsi.”

Davide Gori

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